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Da Salvador De Bahia a Itacarè: viaggio nella foresta Atlantica

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Come spostarsi da Salvador de Bahia a Itacarè con i mezzi pubblici passando per la Foresta Atlantica

Itacarè è un piccolo Comune nella microregione di Ilhéus-Itabuna, lo chiamano “Paraíso Baiano” per le sue spiagge di sabbia dorata, le onde che per tutto l’anno attirano surfisti da ogni parte del mondo, una natura incontaminata tutta da scoprire.
E’ la meta ideale per trascorrere una bella vacanza al mare in Brasile.
Una destinazione idilliaca raggiungibile da Salvador de Bahia solo in due modi:
con l’aereo che in un’ora di volo atterra all’aeroporto di Ilhéus de Bahia e con un’altra ora di auto vi conduce a destinazione
con i mezzi pubblici, traghetto e autobus, che in sei ore di viaggio vi portano alla scoperta della natura della Foresta Atlantica nel cuore dello stato di Bahia.

Questa è la storia di un viaggio nel viaggio e di come sia possibile muoversi in Brasile con i mezzi pubblici.

IL BATTELLO

Dopo aver trascorso alcuni giorni alla scoperta di Salvador de Bahia e del suo centro storico, il Pelourinho, ho salutato la metropoli per spostarmi verso la vera meta del mio viaggio: Itacarè.
Desideravo trascorrere alcuni giorni al mare, ma non nella frenesia di Salvador de Bahia, bensì in un contesto più piccolo e autentico.
Itacarè era perfetta: ricca di spiagge bellissime, con un centro storico da girare comodamente a piedi, sviluppata nel turismo abbastanza da accogliere chi non parla benissimo il portoghese.

Ho lasciato Salvador de Bahia la mattina, recandomi con un Uber al porto, il Tourist Terminal Náutico da Bahia. Un lunga fila di persone attendeva di prenotare un posto sui traghetti che ogni giorno solcano la baia alla volta delle coste vicine. C’era chi era a piedi e chi in auto o in moto. Un’umanità variegata e come me in attesa di partire verso una nuova destinazione. La mia era il terminal rodoviario Bom Despacho nel comune di Itaparica.

Sul battello ci si poteva sedere ovunque, nei posti al coperto, oppure sulle panchine all’esterno, ho scelto queste ultime per godermi il sole, la salsedine e il panorama sullo skyline di Salvador de Bahia che lentamente si rimpiccioliva per lasciare il posto alla vastità dell’oceano.

Un’ora di viaggio è passata in modo piacevole osservando le abitudini dei passeggeri, che acquistavano dolciumi locali a base di arachidi e miele, snack salati, pop corn, gelati, biglietti della lotteria e ammirando il panorama.

Le coste di Bom Despacho e il suo porto circondato da casette in mattoni crudi e lamiere sono apparse lentamente all’orizzonte.
Sulle spiagge le persone prendevano il sole, mentre i bambini facevano il bagno, poco lontano altri traghetti caricavano e scaricavano merci e passeggeri per poi riprendere il loro viaggio verso Salvador de Bahia.
Il mio percorso, invece, era solo all’inizio.

IL BUS

Scesa dal battello mi sono subito trovata nel parcheggio del terminal rodoviário Bom Despacho, da cui partivano gli autobus per l’entroterra e i paesini sulla costa.

Per prendere un biglietto mi è stato richiesto il passaporto in quanto i posti a sedere sono nominativi. Oltre al biglietto mi sono state date anche delle etichette da consegnare al personale del bus che contrassegnava i bagagli in base alla destinazione di arrivo.

I servizi di autobus sono spesso gestiti da compagnie private e venduti in tre classi: Regular, Executive e First-Class (Leito, in portoghese). Regolare può o non può avere l’aria condizionata. Per lunghe distanze o viaggi notturni, l’Executive e la First Class offrono più spazio. Tutti i viaggi di più di quattro ore sono coperti da autobus con bagno che si fermano per una sosta almeno una volta ogni quattro ore di viaggio. Gli autobus in Brasile tendono a partire in orario, quindi bisogna arrivare al terminal almeno mezz’ora prima dell’orario di partenza, mentre le stazioni si trovano spesso nelle zone periferiche dei paesi, quindi se viaggiate di notte preparatevi a prendere un taxi e a soggiornare in paese al sicuro.

Il viaggio in autobus è durato cinque ore ma ne è valsa la pena perché ho ammirato paesini, foreste, fiumi immensi. Una natura straordinaria: quella della Foresta Atlantica.

LA FORESTA ATLANTICA

Le foreste dell’interno dello Stato di Bahia ricoprono un’area di 230.000 km², estesa attraverso porzioni degli stati di Bahia, Espírito Santo, Minas Gerais, Rio de Janeiro e Sergipe.
Si trovano al di là della foresta costiera di Bahia, che dal litorale si spinge per circa 150 km nell’interno. Sono delimitate a nord, nel punto in cui si spingono più vicine alla costa, dal corso del fiume São Francisco, mentre ad ovest confinano con le aride boscaglie della caatinga. Più a sud, le foreste penetrano più nell’interno, fino al corso dei fiumi Paraíba do Sul, Rio Preto e Rio Grande, che a sud-ovest ne delimitano il confine con la foresta atlantica dell’Alto Paraná-Paranaíba.

La strada era tortuosa, seguiva i sali e scendi delle colline, tagliava a metà foreste, oltrepassava prati verdi dove pascolavano placide mucche, rientrava nel fitto della vegetazione, attraversava ponti su fiumi immensi e tagliava aree paludose dove crescevano mangrovie.
Il percorso era spettacolare, ma quella linea di asfalto su cui stavo transitando aveva distrutto interi ecosistemi.
Cercando informazioni, infatti, ho scoperto che le foreste dell’interno di Bahia sono una delle ecoregioni della Foresta Atlantica che sono state più modificate dalle attività umane.
La maggior parte dei lembi di foresta rimasti hanno una superficie inferiore ai 10 km², e perfino queste zone sono tuttora minacciate da fattori antropici, come gli incendi, la deforestazione illegale e la caccia incontrollata. Meno del 2% dell’eco regione gode di un qualsiasi livello di protezione. Il tratto di foresta più esteso rimasto è quello protetto all’interno del parco statale del Rio Doce, di 359 km² di superficie.
Ero ammirata e al contempo turbata nel vedere come le foreste lasciassero improvvisamente spazio ai pascoli o all’avanzata del cemento dei paesi in via di espansione.

Non conoscevo l’area della Foresta Atlantica e i suoi problemi finchè non l’ho vista, finché non l’ho attraversata a bordo di quel bus.
Il viaggio mi è servito per prendere consapevolezza di quanto sia bello e fragile il nostro pianeta.

“Se pensate che il cambiamento climatico sia un qualcosa di distante che non ci toccherà mai,

pensate alla plastica che avete visto o calpestato in spiaggia,

all’avanzata del cemento nelle nostre periferie verdi,

pensate non solo all’Amazzonia, il polmone verde della Terra, ma anche alle altre foreste e ai boschi vicino a casa.

Pensate a come ogni nostra azione possa condizionare questi ambienti.

Rifletteteci perchè il problema non è lontano, è intorno a noi e siamo noi stessi a crearlo”.

Sara

Mentre prendevo consapevolezza di ciò, il sole incendiava l’orizzonte e la notte si faceva strada fra le foreste di Bahia rendendole oscure, misteriose, paurose.
L’autobus si fermava di paese in paese, mentre il buio avvolgeva tutto. Dopo cinque ore di viaggio, mentre la stanchezza stava prendendo il sopravvento sull’emozione, il fascio di luce dei fari del bus ha illuminato un cartello: Terminal rodoviario de Itacarè.
Finalmente ero arrivata a destinazione.

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