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Le castagne di San Zeno di Montagna

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Le castagne di San Zeno di Montagna sono un prodotto a Denominazione di origine protetta e crescono nei boschi vicini al borgo affacciato sul lago di Garda

Tra l’Adige e il Garda si erge il monte Baldo, avamposto prealpino sulla pianura padano-veneta. Sulle sue pendici crescono olivi, cedri, limoni e castagni. Questi ultimi, anche plurisecolari, offrono da immemore tempo “i loro marroni, leccornia del palato, alle genti del lago tanto caro a Catullo”.

Così lo scrittore Jhoann Wolfgang Goethe descriveva il tesoro che nasce nei boschi di San Zeno di Montagna, comune situato a 680 metri d’altezza sul versante ovest del monte Baldo a pochi chilometri da Verona, che ogni anno, dal 20 ottobre al 5 novembre, si veste a festa per valorizzare, con una mostra mercato, il Marrone di San Zeno D.o.p.

La Frazione di Lumini a San Zeno di Montagna. Photo Sara Panizzon, TripOrTrek

IL BORGO

Dietro al piccolo ma delizioso frutto, infatti, c’è una storia che affonda le sue radici nel Medioevo tempo in cui l’antico borgo, oggi ridente località turistica considerata il “Balcone del Lago di Garda” per lo splendido panorama che si ammira dalle sue terrazze, era composto da quindici contrade immerse in un paesaggio bucolico.

Originariamente le corti agricole erano unite sotto il nome di Montagna di Monte Baldo, ma questa denominazione venne cambiata nel 1860 in San Zeno di Montagna come omaggio al Santo la cui devozione è diffusa nel veronese.

Lo scorrere del tempo non ha mutato l’anima rurale del paese: le contrade hanno conservato la loro identità medievale con cascine in pietra collegate fra loro da passaggi interni con archi sopra i quali campeggiano ancora gli stemmi delle famiglie proprietarie.

Tra queste la più famosa è Ca’Montagna che prende il nome dall’edificio più antico: “La Ca’ dei Montagna”. Costruito nel XIII secolo, il palazzo fu ampliato e abbellito con affreschi nel Quattrocento.

L’ultimo erede, Zeno Montagna, fu colpito dalla peste del 1630 e alla sua morte l’edificio passò di mano in mano fino ad arrivare alla famiglia Castellani da cui il Comune lo acquistò nel 1981 sottoponendolo poi a restauro.

Dal centro abitato partono numerosi sentieri adatti agli appassionati di trekking e mountain bike che si inoltrano verso il monte Baldo e i castagneti che circondano le frazioni limitrofe come quella di Lumini il cui nome deriva dall’antica abitudine dei suoi abitanti di accendere fuochi di notte per tenere lontani dalle case i lupi che popolavano la zona.

Un castagneto di San Zeno di Montagna. Photo Sara Panizzon ,TripOrTrek

LE CASTAGNE

La storia di San Zeno di Montagna, infatti, si apprende anche passeggiando nei boschi dove sorgono, alti e maestosi, alberi di castagno che da secoli forniscono alle genti del posto frutti di qualità tutelati dal 2003 dalla denominazione di origine protetta “Marrone di San Zeno” e da un consorzio che riunisce una quarantina di soci fra produttori e ristoratori. Nel 2017 si è aggiunta la certificazione biologica per il 70% della produzione.

La coltivazione del castagno nell’area baldese, infatti, risale al 1285 e crebbe dall’Ottocento. E’ un’arte antica che si tramanda di generazione in generazione. Il lavoro inizia in estate con la potatura dei polloni in eccesso e la pulizia del terreno dai ricci vuoti caduti a terra.

Le prime castagne vengono raccolte il 29 settembre e quando i ricci sono maturi inizia la battitura degli alberi con stanghe di bambù per far cadere i frutti che, raccolti in ceste, vengono portati in “rissara” dove sono accatastati e lasciati fermentare quindici giorni. Oggi come in passato il lavoro del castagnatore è in gran parte manuale.

LE CASTAGNE IN CUCINA

Il Marrone di San Zeno D.o.p si distingue per la forma ellissoidale, la buccia sottile, lucida, di colore marrone chiaro con striature più scure, ma soprattutto per il sapore dolce, pastoso e pieno che nella cucina di ristoranti come la Taverna Kus viene esaltato in piatti che si presentano come il perfetto connubio fra la tradizione del Lago di Garda e quella del monte Baldo. Il tutto abbinato a vino Bardolino e formaggio Monte Veronese.

Tra le speclialità da assaggiare ci sono il minestrone di marroni e la birra Castanea, ma per chi ama la semplicità non c’è niente di meglio di un cartoccio di marroni arrostiti negli stand della tradizionale Festa della Castagna.

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