Dalla rievocazione storica di Raetica ai nuovi percorsi culturali, Musei Altovicentino invita a scoprire un territorio sorprendente tra archeologia, paesaggi e turismo lento.
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L’Alto Vicentino è un territorio da attraversare senza fretta, seguendo il profilo dell’Altopiano dei Sette Comuni, le memorie del Pasubio e le strade che scendono verso la fascia pedemontana. È dentro questa geografia di paesaggi, comunità e memorie che si inserisce Musei Altovicentino, una rete museale territoriale capace di trasformare luoghi diversi in un racconto condiviso: tra storie antiche e nuove narrazioni culturali, ogni tappa diventa un viaggio nell’identità del territorio.
Il loro programma estivo intreccia esperienze sul campo, divulgazione e narrazioni contemporanee: dalla rievocazione storica di Raetica nel Parco Archeologico del Bostel di Rotzo sull’Altopiano dei Sette Comuni, fino ai percorsi tematici pensati per accompagnare i visitatori nel territorio. Un modo coinvolgente e accessibile per avvicinarsi al patrimonio culturale del Vicentino, trasformando musei, siti archeologici e luoghi della memoria nelle tappe di un grande itinerario diffuso.
Un anniversario che racconta il territorio
Nel 2026 Musei Altovicentino celebra i 25 anni della rete museale, nata nel 2001 e cresciuta fino a diventare uno dei sistemi territoriali più articolati e longevi del Veneto. Oggi riunisce musei civici, ecomusei, collezioni tematiche, siti archeologici, luoghi della memoria, giardini storici e musei all’aperto distribuiti in un’area vasta e variegata della provincia di Vicenza.
“Venticinque anni di attività sono una scommessa che forse neppure gli ideatori di questo progetto pensavano di vincere. È un traguardo di cui andiamo orgogliosi, perché racconta una progettualità capace di attraversare i cambiamenti e le innovazioni dell’ultimo quarto di secolo”, afferma Silvia Berlato, presidente di Musei Altovicentino. “Chi mi ha preceduta ha saputo mantenere e far crescere questa rete, e io ne raccolgo l’eredità con la stessa convinzione: il patrimonio culturale, e quello dei musei in particolare, va amministrato con affetto e orgoglio per il territorio, nella consapevolezza che senza il nostro passato non siamo liberi di crescere e migliorare”.
Dalle montagne dell’Altopiano dei Sette Comuni alle valli pedemontane, ogni tappa compone un racconto di ambiente, lavoro, saperi, industria e tradizioni secolari. L’anniversario diventa così non solo un momento celebrativo, ma l’occasione per riflettere sul ruolo dei musei come presìdi culturali e socio-educativi, capaci di generare consapevolezza e promuovere un turismo lento, sostenibile e di prossimità.
“Tanti soggetti da promuovere, tante voci da ascoltare, ma una sola rete. Il nostro obiettivo è restituire la ricchezza di un patrimonio che attraversa ambiti diversi, dal naturalistico allo storico e artistico, con punte di eccellenza di respiro internazionale”, spiega Berlato. “Proprio per questo la sfida è evitare che ciascun ambito resti settoriale e rappresentarlo invece nella sua complessità. Un esempio è Esperienze: itinerari narrativi costruiti attorno a filoni tematici forti, dal patrimonio industriale all’evoluzione geologica, dalla mineralogia al paesaggio, fino alle tracce degli antichi popoli e alle vestigia delle guerre mondiali, in particolare della Prima. Progetti come questo offrono un nuovo collante a un patrimonio che va indagato e studiato per far emergere tutti i possibili legami e restituire la complessità del paesaggio”.
Silvia Berlato aggiunge che “visitare i musei deve diventare l’occasione per acquisire uno sguardo competente su ciò che ci circonda e accrescere la nostra meraviglia. In un quarto di secolo abbiamo imparato che un museo non è un’isola, ma una soglia: mette in dialogo le collezioni con il paesaggio, collega passato e presente, resta aperto e accogliente. Ogni museo ha temi e modi propri di proporsi al pubblico, identità diverse che riflettono la varietà dei Comuni della rete: non è una fragilità, ma la nostra forza. Invitiamo tutti a riscoprire queste storie con passo lento e curiosità, lasciandosi guidare dalla bellezza che custodiamo insieme dal 2001 a oggi”.
Tra gli appuntamenti più attesi dell’estate torna Raetica, il festival di archeologia e rievocazione storica ospitato nel Parco Archeologico del Bostel di Rotzo. Situato a circa 850 metri di quota, sull’Altopiano dei Sette Comuni, il sito fu uno degli insediamenti più importanti della seconda età del Ferro dell’arco alpino orientale e rappresentava un punto strategico negli scambi tra la pianura veneta e il mondo alpino.
Oggi il Bostel è un museo all’aperto che permette ai visitatori di avvicinarsi alla vita quotidiana delle comunità che abitavano queste montagne oltre duemila anni fa. L’edizione 2026, in programma dal 25 al 26 luglio, avrà come tema L’incontro tra i Popoli: un racconto dedicato agli scambi culturali e alle relazioni che, già in epoca protostorica, attraversavano il territorio.
“Il Festival Raetica nasce con l’obiettivo di avvicinare il grande pubblico alla storia e all’archeologia attraverso un’esperienza coinvolgente, ma sempre fondata su solide basi scientifiche”, spiega Riccardo Mantoan, presidente di Nea Coop e organizzatore del festival. “Ogni attività, dalle ricostruzioni archeosperimentali ai laboratori, dalle conferenze agli spettacoli, è progettata a partire dalle conoscenze che derivano dalla ricerca archeologica e dalla collaborazione con studiosi, università e istituzioni. Il nostro intento è trasformare dati, reperti e risultati scientifici in esperienze accessibili e partecipative, dimostrando che la divulgazione non significa semplificare, ma rendere comprensibile e viva la ricerca. Crediamo che emozione e rigore possano convivere e che il coinvolgimento diretto del pubblico sia uno degli strumenti più efficaci per valorizzare il patrimonio archeologico”.
Il programma prevede visite guidate, laboratori didattici, attività dedicate alla tessitura, alla lavorazione dei metalli e al conio delle monete. A queste si aggiungono l’Iron Age Fashion Show, con abiti, gioielli e armamenti delle culture dell’Età del Ferro, spettacoli, racconti bardici, danze storiche, mercatini artigianali e il suggestivo Brandopferplatz, il rogo votivo collettivo simbolo del Festival nonché di incontro e condivisione tra culture differenti.
Riccardo Mantoan sottolinea come il valore del festival stia proprio nella possibilità di trasformare il Bostel in un luogo di partecipazione, dove ricerca e divulgazione dialogano con il pubblico: “Visitare il Bostel durante il Festival Raetica significa vivere il sito in una dimensione completamente diversa. Per due giorni il villaggio archeologico torna simbolicamente a popolarsi: le ricostruzioni delle abitazioni, gli accampamenti storici, le dimostrazioni di archeologia sperimentale, gli antichi mestieri, le attività per le famiglie e gli incontri con archeologi e rievocatori permettono al pubblico di immergersi nella vita quotidiana di oltre duemila anni fa. Il Bostel non diventa soltanto un luogo da visitare, ma un vero e proprio laboratorio a cielo aperto, dove la ricerca scientifica incontra la divulgazione. È questa la forza del Festival: permettere ai visitatori di comprendere il passato non solo osservandolo, ma vivendolo in prima persona, attraverso un’esperienza autentica, coinvolgente e fondata sul rigore dell’archeologia”.
Dai reperti alle esperienze: il racconto vivo dei musei archeologici
Il cuore del festival è anche nella capacità di far uscire i reperti dalle vetrine e trasformarli in gesti, racconti e attività condivise. Lo spiega Ivana De Toni, coordinatrice di Musei Altovicentino: “Un festival come Raetica è prima di tutto un’agorà contemporanea, uno spazio informale in cui il grande pubblico e la ricerca scientifica si incontrano senza barriere. Per noi la sfida principale è scardinare l’idea del reperto come oggetto statico e ‘silenzioso’. Durante la manifestazione, la storia si tocca con mano attraverso l’archeologia imitativa e sperimentale. I visitatori di tutte le età non si limitano a osservare, ma riproducono i gesti quotidiani delle antiche comunità retiche e dei Veneti Antichi: possono sfidare la sorte con un gioco da tavolo di epoca romana, sperimentare la filiera della lana dell’Età del Ferro attraverso imitazioni dei telai o avvicinarsi alla manipolazione dei metalli per foggiare utensili d’uso comune, ispirati a quelli esposti nelle nostre bacheche. Grazie ai nostri operatori didattici, grandi e piccoli possono anche vivere il brivido della scoperta simulando un vero scavo stratigrafico: pulire la terra, trovare un frammento ceramico e capire come quel ‘coccio’ racconti una storia domestica di millenni fa è il modo più potente per trasformare l’archeologia in un’esperienza viva”.
Un itinerario archeologico da seguire tutto l’anno con Musei Altovicentino
Raetica non si esaurisce nei giorni del festival: diventa piuttosto il punto di partenza per continuare a leggere il Vicentino attraverso le sue tracce più antiche. Per chi desidera approfondire questa storia durante tutto l’anno, Ivana De Toni indica un percorso che segue le vie di scambio e di attraversamento: “Il patrimonio archeologico del Vicentino ci sfida a leggere un passato apparentemente ‘invisibile’, fatto di tracce nascoste sotto i nostri piedi che aspettano solo le domande giuste per tornare a parlare. Per dare una risposta concreta a chi vuole continuare il viaggio dopo il Festival, abbiamo ideato il percorso tematico ‘Antichi popoli, antiche vie. Paesaggi che uniscono ieri e oggi’. Il filo conduttore sono le strade: le grandi vie di transito commerciali e culturali che da sempre connettono la pianura vicentina alle montagne e al cuore dell’Europa”.
Da qui prende forma un itinerario ideale che ricalca antiche direttrici, le stesse che ancora oggi continuano a segnare la mobilità e il paesaggio del Vicentino:
L’antica via di Germania, (asse della Val d’Astico): Un tracciato commerciale strategico presidiato dal Museo Archeologico dei Sette Comuni. Qui, il sito del Bostel di Rotzo emerge come snodo cruciale, con reperti che testimoniano una continuità abitativa millenaria legata ai traffici alpini. Poco distante, sull’Altopiano, la suggestiva ricostruzione del villaggio arginato di Monte Corgnon a Lusiana Conco permette di fare un vero salto indietro fino all’Età del Bronzo.
La Pista Pedemontana: Una direttrice che unisce la vita stanziale delle grandi comunità protostoriche. Visitando il Museo Archeologico dell’Alto Vicentino a Santorso, l’Esposizione Archeologica Permanente di Thiene e la futura sezione archeologica di Palazzo Fogazzaro a Schio, si entra nel cuore pulsante dei villaggi della seconda Età del Ferro, ammirando da vicino gli oggetti d’uso quotidiano riaffiorati dagli scavi locali.
La Via Postumia, oggi riconoscibile nell’asse della A4, fu una delle più importanti arterie romane del Nord Italia. Lungo il suo tracciato sono stati rinvenuti corredi funebri e manufatti di straordinario valore, in particolare Longobardi, oggi valorizzati nelle collezioni del Museo Naturalistico Archeologico di Montecchio Maggiore e del Museo Civico di Valdagno. È un invito a viaggiare con occhi nuovi: non una semplice gita fuori porta, ma un cammino consapevole per accorgersi che ogni strada contemporanea custodisce, in profondità, le impronte di antichi viandanti, mercanti e culture lontane.
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