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Valle Argentina: itinerario nel Ponente Ligure

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Terra di borghi marinari come Camogli, Portofino, le Cinque Terre, Genova e i suoi carruggi; la Liguria nasconde anche un’anima meno turistica e più autentica che si rivela, nella zona di Ponente, con l’intima bellezza del suo entroterra, i suoi colori e profumi, lo struggente e aspro fascino dei borghi arroccati lungo le vallate. 

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Questo viaggio inizia dal mare e va a ritroso seguendo il tranquillo corso di un fiume, l’Argentina, che bagna le terre dell’omonima valle.
La foce del fiume è situata nella frazione di Arma del comune di Taggia a pochi chilometri dalla più esuberante e caotica Sanremo. Risalendo controcorrente, si arriva nelle vicinanze del centro storico di Taggia, città di origini secolari che raggiunse il massimo splendore quando divenne vassallo della Repubblica di Genova. Camminando per le strette vie del centro storico, come via Soleri, si possono ancora notare gli stemmi delle famiglie nobili appoggiati sopra i portoni, mentre tutto attorno alla città si possono notare i resti delle mura perimetrali, i torrioni difensivi e il castello, ora restaurato e utilizzato d’estate come teatro (passeggiarci attorno è gratuito ma richiede scarpe comode).

Il fiume Argentina, che anticamente scorreva ai margini della città, presenta, dall’età medievale, un lungo ponte in stile romanico che è tutt’ora percorribile a piedi.
I mesi migliori per godersi Taggia e il suo fascino genuino e folklorico sono senza dubbio quelli di febbraio e marzo, mesi in cui sono ospitate le più importanti manifestazioni cittadine: i “furgari” e il corteo storico. La notte dei “furgari” rivive un episodio del Medioevo in cui i taggiaschi riuscirono ad ingannare i pirati saraceni facendo loro credere che la città fosse già stata saccheggiata. Lo stratagemma consisteva nell’accendere, in tutte le piazze, dei grandi falò e girare per le vie trasportando i “furgari”, strumenti simili a torce che, caricati con polvere nera, producevano innocue scintille. Il corteo storico avviene in genere qualche settimana dopo la notte dei “furgari” e, oltre alle persone vestite con abiti medievali, offre anche la possibilità di ammirare spettacoli in dialetto ligure in ogni rione della città.
Dal lato gastronomico invece, consiglio di assaggiare i canestrelli (Sandro Canestrelli, piazza G. Garibaldi, Taggia), ottimi anche come souvenir di viaggio e, ovviamente, di fare scorta di olio di oliva taggiasca, caratteristico per il suo sapore deciso ma gustoso.

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REALDO

Risalendo lungo la strada Provinciale 548 per circa una quarantina di minuti si arriva ad una deviazione che può condurre o nel borgo di Verdeggia oppure in quello di Realdo. Realdo è un antico paesello arroccato su uno strapiombo e, durante il periodo invernale, è quasi disabitato. Il silenzio che accoglie il visitatore permette di godersi maggiormente l’atmosfera, intima e solitaria, tipica della Liguria citata anche da Montale nelle sue poesie. Il borgo è visitabile esclusivamente a piedi, ma si trova un comodo parcheggio al suo ingresso. Inoltre è ben segnalato un piccolo percorso che porta ad una grotticella utilizzata nell’Età del Rame come luogo di sepoltura dagli antichi abitanti del luogo.

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TRIORA

Ritornando verso il mare invece si incontra un altro borgo arroccato su una collina:Triora. Ciò che rende speciale questo piccolo paese è il suo passato legato alla presunta stregoneria attribuita alle donne che vi abitavano. Triora, infatti, è conosciuto come “il paese delle streghe” in quanto è stato il primo in Europa ad ufficializzare la caccia alle streghe per mezzo dell’Inquisizione. Il borgo è rimasto pressoché intatto nei suoi edifici storici ed è anch’esso percorribile solo a piedi (ma dispone di comodi parcheggi nelle vicinanze). Esiste un percorso pedonale ricco di cartelli informativi che illustrano la storia e il folklore locale, oltre a diversi negozi arredati a tema. All’ingresso del centro storico si trova il museo etnografico di Triora (il biglietto costa pochi euro) al cui interno sono conservate alcune specie di animali selvatici tassidermizzati oltre a reperti della vita rurale del borgo.
Per mangiare consiglio il ristorante “L’erba gatta” (via Roma 6, Triora) che offre un menu con cucina tipica ligure (con specialità come ciapazoi e brandacujun: i primi sono dei maltagliati, mentre il secondo una pietanza a base di stoccafisso).
L’itinerario proposto è realizzabile anche in una mezza giornata, via auto o meglio ancora, via moto. Si può percorrere anche in bicicletta ma in tempi decisamente più lunghi.

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