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Museo Poli: storie di grappa e alchimia

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L’arte della distillazione è antica e affonda le sue radici nella notte dei tempi in cui l’alchimia ha incontrato il gusto dando origine ad un distillato cristallino e dal sapore deciso: la grappa.

Nata dall’anima dell’uva e sapientemente lavorata dall’ingegno dell’uomo, la grappa era conosciuta da egizi, greci, romani e soprattutto dagli arabi. I primi, però, che cercarono di organizzare le conoscenze nel campo della distillazione furono i medici della Scuola Salernitana, istituzione nata nell’IX secolo d.C. nell’omonimo golfo, che, unendo le conoscenze delle culture greca, araba e latina, sperimentarono il processo per creare l’acquavite, un liquido infiammabile e di sapore bruciante, in grado di creare uno stato di euforia e di disinfettare le ferite.

In Veneto e in particolare a Bassano del Grappa, meta del nostro itinerario, la distillazione delle vinacce gode di un’antica tradizione: il nome grappa deriva dal termine dialetto “Graspo” che significa grappolo d’uva, la materia prima del distillato che in passato veniva prodotto quasi sempre in casa, con alambicchi o mezzi di fortuna, non solo come liquore, ma anche come medicina popolare. Lo si usava per combattere un’infinità di malanni, ma soprattutto contro l’influenza, il raffreddore e perfino il colera. Infatti quando nel XVI secolo si diffuse la peste nel Nord Italia, i medici iniziarono a prescrivere forti bevande alcoliche che davano ai malati una temporanea sensazione di benessere e le dosi erano così elevate da far resuscitare i morti.

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Come ho scoperto questa storia? Visitando il Museo della Grappa Poli di Bassano del Grappa!

Situato nel cuore della città, di fonte allo storico Ponte Vecchio nell’antico palazzo delle Teste, il museo, aperto tutti i giorni dalle 9 alle 19.30, è composto da cinque sale.
Nella prima il visitatore potrà scoprire la storia dei distillati, dagli elisir di lunga vita alle acqueviti prodotte a Venezia nel 1600, nella seconda, invece, potrà ammirare fedeli riproduzioni di alambicchi e una raccolta di testi antichi e moderni sulla grappa.

La terza sala è dedicata al lavoro della famiglia Poli, proprietaria del museo e di una distilleria a Schiavon, piccolo paese situato ai piedi della pedemontana veneta, mentre la quarta e la quinta ala del palazzo sono riservate all’approccio sensoriale: non solo si può vedere una vasta collezione di bottiglie risalenti alla prima metà del Novecento, ma, grazie a degli olfattometri, si possono anche annusare venti tipi di distillati diversi che infine si possono gustare nello show room.

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Ma com’era la grappa del passato rispetto a quella che beviamo oggi?
Nei tempi antichi l’acquavite era una bevanda per poveri. I ricchi, infatti, erano soliti bere il vino lasciando ai servi bucce e raspi d’uva fermentata che questi allungavano con l’acqua dando origine ad un vinello leggero ma pur sempre alcolico.

La grappa del passato era bianca, secca, forte, bruciante e conquistò un posto nella storia durante la Grande Guerra perché divenne il “liquido del coraggio” bevuto dai soldati per affrontare sanguinose battaglie. Oggi, invece, grazie all’introduzione degli strumenti industriali per la distillazione, il suo sapore è più morbido.

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Nata dall’anima dell’uva e sapientemente lavorata dall’uomo, la grappa, servita in piccoli bicchieri panciuti, va degustata a piccoli sorsi e non potevo concludere la mia visita al Museo Poli senza assaggiare un distillato fruttato, perché come dice il proverbio, “La grappa purifica, disinfetta e santifica”.

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