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Ngapali Beach: 5 cose da vedere nei villaggi

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Fuori dagli alberghi lussuosi a Ngapali Beach esiste una realtà fatta di capanne di paglia dove vivono pescatori e agricoltori. Gente semplice, umile che vive del suo duro lavoro.
Gente che non si preoccupa del futuro perchè il momento in cui deve vivere è oggi.

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Ogni mattina le donne aspettano in spiaggia.
Aspettano i pescatori, loro padri, mariti e figli.
Aspettano il pesce per i loro pasti e per rivenderlo al mercato.
Con il sole o la pioggia loro aspettano e quando all’orizzonte iniziano a comparire le barche, minuscole, che sfidano le onde cercando l’approdo sicuro, ringraziano Buddha che sorride benevolo dalla collina indicando ai naviganti la strada di casa. La strada verso quelle donne che ogni mattina attendono di riabbracciare i loro cari.

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Il mare da e il mare toglie.
Il mare porta genti, storie, ma anche rifiuti. Molti rifiuti.
Se Ngapali Beach infatti è ben tenuta per la presenza dei resort. La spiaggia del villaggio di pescatori è una discarica a cielo aperto dove trovare spazzatura di ogni genere.
In mezzo a questo inferno di plastica, però, sono rimasta immobile, bloccata come una statua di marmo, di fronte ad un sorriso.
Lui aveva circa 3 anni, se ne stava accovacciato con i piedini nudi nella sabbia sporca e piena di rifiuti. Giocava, felice, con uno sguardo furbo. 
Per i bambini quella è la normalità. Quella è la felicità: un gioco di plastica portato dal mare. Un gioco che magari nasconde la storia di un altro bambino che quel gioco, forse perchè ne aveva troppi, l’ha buttato.

Il sorriso non è mai mancato alla gente del Myanmar.
Il sorriso è ospitalità, amicizia, l’inizio di un legame che può durare un secondo come una vita. Ne ho ricevuti tanti di sorrisi durante il viaggio. Sorrisi grandi, aperti, pieni di speranza per un futuro migliore. Sorrisi che non dimenticherò facilmente.

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Sorridevano sempre anche le donne del mercato con i loro lunghi capelli neri raccolti in trecce ed i vestiti colorati. Si facevano belle mettendosi il thanakha sul viso. Si raccontavano le loro giornate cercando frutta e verdura che poi trasportavano verso casa. Bellezze semplici, ma proprio per questo uniche e senza età.

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La vita vera a Ngapali Beach si nascondeva dietro ad una piccola ma trafficata stradina di fango.
Notando un via vai di gente a tutte le ore, ci sono entrata chiedendomi cosa ci fosse: si è aperto un mondo. Un modo fatto di case di legno. Un mondo in cui i bambini giocavano scalzi, mentre le donne si tagliavano i capelli in una piccola bottega. Un mondo colorato, ospitale, incuriosito dallo straniero che lo stava varcando. Un mondo di bambini felici e di mestieri antichi. Dove finivano le case iniziavano le risaie. Dove finivano le risaie iniziava la foresta. Un mondo autentico. Un mondo da non rovinare con il turismo di massa.

Non so come cambierà Ngapali Beach tra uno, due, dieci anni, ma sono felice di averla vista così. Sono felice di aver visto arrivare il monsone dal mare.
Sono felice di aver sorriso a tutti.
Sono felice di aver scoperto un mondo semplice.
Sono felice di aver pedalato con una bici arrugginita perdendomi tra le risaie per poi arrivare in spiaggia.
Sono felice di averti conosciuto Myanmar, mi hai dato tanto e più che un addio il mio è un arrivederci.

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