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Torremaggiore: itinerario tra cantine e frantoi della Capitanata

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Viaggio alla scoperta del borgo di Torremaggiore e delle sue tradizioni enogastronomiche

Tra le colline del Tavoliere delle Puglie, anticamente abitate dal popolo dei Dauni e amate dall’imperatore Federico Secondo di Svevia, si estende il territorio della Capitanata dove sorge il borgo di Torremaggiore a Nord di Foggia.

In questo angolo di Puglia, il paesaggio rurale è plasmato dai venti e coltivato non solo con vitigni “Bombino Bianco” e “Uva di Troia”, ma anche con oliveti di “Peranzana”. Una particolare cultivar di olive con una duplice caratteristica: da esse non solo si ricava un ottimo olio extravergine, ma si ottengono anche olive da tavola con proprietà organolettiche e sapori unici. Le eccellenze agroalimentari, infatti, definiscono identità e tradizioni della zona intrecciandosi con le storie di generazioni di agricoltori, vignaioli e Mastri oleari.

Torremaggiore, i principi De Sangro e la Peranzana

Nell’area dei comuni tra Alto Tavoliere e Appennino Dauno-Settentrionale, infatti, sono presenti 7 milioni di ulivi, distribuiti su 10mila ettari di uliveti che producono Peranzana, coltivati da circa 7 mila aziende. Torremaggiore è il cuore del regno di ‘sua Maestà’ la Peranzana. Qui sono attivi il Consorzio Peranzana e l’associazione “La peranzana: oliva e olio della Daunia” costituita nel 2016 da 32 soci fondatori olivicoltori, frantoiani e tecnici agrari.

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oliva Peranzana

L’area di produzione si riconduce alla storia del territorio che apparteneva al feudo dei De Sangro, nobile famiglia che dall’anno 1083 ha posseduto queste terre, salvo alcuni brevi intervalli in cui furono assegnate ai Templari e poi ai monaci Benedettini. Fu proprio un suo esponente, Raimondo De Sangro, scienziato, alchimista e botanico ad importare dalla Francia nel suo feudo, a San Severo, Torremaggiore e San Paolo di Civitate, la coltivazione dell’oliva “Provenzale” chiamata poi in dialetto locale “Peranzana”.

Da allora la coltivazione dell’oliva Peranzana ha conosciuto un crescente sviluppo anche grazie a Michele De Sangro che, nel XIX secolo, ne migliorò la produzione facendo giungere da Inghilterra e America nuove macchine agrarie. Oggi questa tradizione è portata avanti da numerose famiglie nei frantoi di Torremaggiore, dove è possibile prenotare visite guidate e degustazioni.

Itinerario nel centro di Torremaggiore

L’itinerario alla scoperta dei frantoi di Torremaggiore inizia dal centro storico del borgo e da quella che fu la residenza dei principi De Sangro: il Castello Ducale. Oggi sede del museo civico, custodisce i reperti del sito archeologico di Castelfiorentino dove morì nel 1250 Federico Secondo di Svevia.

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Il Castello Ducale di Torremaggiore. Photo Sara di TripOrTrek

Costruito intorno ad una preesistente torre normanna ed ampliato nel corso dei secoli, il castello si erge possente sulle strette vie acciottolate che compongono il nucleo antico di Torremaggiore denominato “Codacchio”. Tra questi vicoli si trovano la Chiesa di San Nicola e la Chiesa di Sant’Anna. Questa struttura religiosa fu eretta nel 1701 dal principe Paolo de Sangro come sepolcro di famiglia. Solo successivamente venne donata alla chiesa da Raimondo De Sangro.

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Torremaggiore Chiesa Sant’Anna. Photo Sara di TripOrTrek

La donazione fu fatta da quest’ultimo alla confraternita del Rosario 55 anni dopo la nascita del sepolcro di famiglia. Nel 1926 subì un grave incendio e venne restaurata da un artista del luogo Vittorio Rotelli. In questa chiesa trovano ospitalità dei simulacri, quello della vergine del Rosario e quello del Cristo morto. L’edificio è composto da un’unica navata che si conclude con uno splendido presbiterio sopraelevato. La chiesa, inoltre, conserva i resti del Cristo distrutto nell’incendio, carbonizzato ma intatto ed esposto dietro l’altare.

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La statua carbonizzata nella chiesa di Sant’Anna. Photo Sara di TripOrTrek

La lavorazione della Peranzana fra tradizione e modernità

Lasciata la chiesa di Sant’Anna proseguendo lungo la via principale del paese in direzione della Porta della città, l’Arco Borrelli, si giunge all’Antico Frantoio Ametta, attivo fin dalla prima metà dell’Ottocento. Qui Ugo ed Enrico Ametta, padre e figlio, portano avanti il lavoro iniziato dal loro trisavolo Vincenzo Ametta in un frantoio caratterizzato da locali con volte a vela e a botte dove l’olio si produce con un sistema tradizionale mediante frangitura con macine in pietra ed estrazione per pressione.

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La macina dell’Antico Frantoio Ametta. Photo Sara di TripOrTrek

Poco distante dal centro storico di Torremaggiore, il frantoio di Nonno Vittorio produce circa 20mila litri di olio extravergine d’oliva esclusivamente da piante di Peranzana. Grazie a moderne attrezzature, l’olio viene confezionato nel frantoio subito dopo la raccolta per non perdere le caratteristiche originali della Peranzana. Nel nuovo showroom dell’azienda è possibile acquistare l’olio in bottiglia, latta e bag in box per mantenere integro il prodotto fino al suo utilizzo. Inoltre, qui si producono e vendono anche 50mila bottiglie di diverse varietà di vino e spumante.

Passione per il lavoro e attenzione alla sostenibilità ambientale sono le parole chiave del Frantoio Principe Paviro. Nato dalla volontà dei tre fratelli Pasquale, Vincenzo e Roberto D’Ettorres, oggi il frantoio è una realtà consolidata in cui il ciclo produttivo rispetta l’ambiente con un sistema di riciclo degli scarti, mentre la cura dei dettagli è affidata ad una squadra tutta al femminile composta dalle nuove generazioni della famiglia: Gianna, Giovanna e Liliana. In azienda, inoltre, è possibile gustare anche olio aromatizzato al tartufo, al rosmarino, al peperoncino e al limone con packaging ispirati ad artisti come Frida Khalo, Dalì e Chagall.

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Il Frantoio 4.0 dell’azienda agricola De Cesare. Photo Sara di TripOrTrek

Nell’azienda agricola De Cesare, invece, la tradizione è divenuta innovazione grazie alle idee dei fratelli Roberto e Leonardo. Nato come un “laboratorio artigianale, ma altamente tecnologico”, il frantoio 4.0 propone olio extravergine di oliva Peranzana con il proprio brand “Maulivo”, ispirato al nome del fondatore dell’azienda agricola Matteo De Cesare, che l’aprì negli anni Settanta, e di sua moglie Maria. Il ciclo produttivo avviene grazie ad una strumentazione all’avanguardia dotata di particolari sensori che, in tempo reale, permettono un controllo costante della temperatura nei vari passaggi di lavorazione delle olive.

Le foglie di ulivo, invece, sono utilizzate da Carlucci Food per la produzione del “Limolivo”. Un liquore, prezioso, prodotto in epoca antica dai monaci residenti sul monte Gargano e citato anche da Dante nella Divina Commedia, noto per le sue proprietà digestive e che regolano la pressione sanguigna. L’amaro Limolivo viene tutt’oggi preparato seguendo la ricetta originale e fa parte della linea di prodotti Puglia Spirits che comprende anche la produzione del “Merinello” liquore ottenuto dall’infusione in alcool del mirinello, varietà di ciliegio selvatico che cresce in queste zone.

Dove mangiare a Torremaggiore

L’Olio di oliva Peranzana è molto apprezzato in cucina per la sua versatilità ed il suo sapore equilibrato. A Torremaggiore è possibile assaggiarlo nei ristoranti del centro che propongono una cucina mediterranea genuina e dai sapori semplicemente deliziosi.

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Photo di Sara di TripOrTrek
  • Le tre volte: nato nel 2007 il locale è ricavato da un antico frantoio di cui rimangono le tre volte che ne caratterizzano il nome. La proprietaria Anna Maria con grande attenzione e cortesia vi spiegherà le materie prima alla base di ogni piatto sia di terra che di mare. Tra le specialità consigliate: tutti i piatti a base di baccalà.
  • La Terrazza del Borgo: Il rispetto per i piatti della tradizione locale sono alla base della convivialità e della cucina proposta nel ristorante gestito da Ennio Samale con la moglie Libera e il figlio Simone. Nell’accogliente sala dotata di caminetto antico consigliato l’assaggio della schiacciata con lardo di colonnata, mortadella di maialino nero e tartufo oltre alle orecchiette di grano arso con cime di rapa e il pancotto della casa.
  • Capolinea 60: Per gli amanti delle pizze e degli hamburger, questo locale presenta un menù ricco di prodotti locali abbinati con creatività e in grado di soddisfare ogni palato. Il suo nome si ispira alla tranvia San Severo-Torremaggiore che rappresentò, per la Capitanata, un mezzo di rilancio economico e sociale. Attivo fra il 1925 e il 1962, l’impianto di trasporto aveva la sua fermata in via Sacco e Vanzetti dove oggi sorge il locale.
  • Il Vicoletto: Peppino e la moglie Lina accolgono gli ospiti con grande accortezza, consigliando specialità tipiche e illustrando le materie prime locali utilizzate per la preparazione dei piatti. Da assaggiare i ditoni al caffè su crema di ceci, il maialino nero al mirinello e i dolci.
  • Il Simposio: In questo raffinato e accogliente ristorante sito in un palazzo d’epoca ristrutturato, lo chef Emilio Santobuono e il suo staff accolgono gli ospiti con una cucina tradizionale e piatti a base del pescato del giorno. Consigliati i piatti a base di tonno.

Dove dormire a Torremaggiore

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B&B L’Abbazia a Torremaggiore

Il B&B l’Abbazia è un ottimo punto di partenza per la scoperta del territorio. Sorto sui resti dell’antico monastero benedettino intorno al quale ebbe origine Torremaggiore, il bed and breakfast è dotato di 4 camere con nomi che si ispirano alla storia del luogo: frate, abate, cardinale, vescovo e una dependance con accesso indipendente adatta per le famiglie in quanto composta da altre due camere matrimoniali con rispettivi bagni interni, soggiorno, cucina e vicino garage.

Per le coppie consigliata la camera del Frate dotata di sauna e vasca idromassaggio. Tutte le zone living hanno un angolo cottura ricco di prodotti per la colazione. Cura nei dettagli e attenzione al servizio sono garantiti da proprietari Rosaria e Luigi che accolgono gli ospiti con grande generosità e amicizia insieme alle figlie Annamaria e Giulia.

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Una delle camere del B&b L’Abbazia

“Il B&B L’Abbazia- spiegano i proprietari Rosaria e Luigi – è una costruzione sorta sui ruderi del monastero dei Benedettini. Il sito abbaziale è stato il punto nevralgico di tutta la storia di Torremaggiore, intorno al quale ebbe origine la civiltà prima dell’Alto e poi del Basso Medioevo. Nella cella monastica, costruita nel decimo secolo dai benedettini, arrivavano pellegrini da ogni parte d’Europa, durante la “via francigena”. Dal punto di aggregazione, Santiago De Compostela, passando da Roma, approdando in Puglia nel porto di imbarco di Siponto, oggi Manfredonia, per giungere in Terra Santa. Il nostro B&B nasce nel 2019 con lo stesso spirito di accoglienza ritornando così ad essere un luogo di ristoro per gli amici ospiti, che vi fanno sosta, per dar loro conforto e contribuendo a far rivivere anche la storia”.

Cosa vedere vicino a Torremaggiore

Itinerario alla scoperta delle cantine vinicole

Il territorio dell’antica Daunia, la “Capitanata” pugliese, è ricoperto da ordinati vigneti coltivati con il sistema a tendone, che mantiene i grappoli in condizioni termiche e luminose ottimali, interrotti solo da piante di ulivo, pale eoliche, tratturi e sentieri.

La storia vitivinicola locale è fortemente legata all’uva di troia, detta anche nero di troia per il colore intenso e scuro a causa dell’alta carica polifenolica. Secondo la leggenda il nero di troia fu portato sulle coste pugliesi dai colonizzatori greci più di 2000 anni fa e questo vitigno autoctono, vinificato prevalentemente in purezza, è alla base di vini che ben si prestano all’invecchiamento.

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I vigneti con il sistema a tendone della Capitanata. Photo Sara di TripOrTrek

Inoltre sono numerose le tipologie della doc San Severo, con vini a bacca bianca e a bacca rossa: Bianco (anche Frizzante e Spumante), Bombino bianco (anche Frizzante e Spumante), Malvasia bianca di Candia, Falanghina, Trebbiano bianco, Rosso (anche Novello e Riserva), San Severo Rosato (anche Frizzante), Merlot (anche Rosato), Uva di Troia o Nero di Troia (anche Rosato e Riserva), Sangiovese (anche Rosato).

Un itinerario alla scoperta dei vini della zona inizia dalla Cantina Ariano, che sorge tra San Severo e Torremaggiore. L’azienda agricola ereditata da Attilio Ariano è condotta dal 1997 con metodi di agricoltura biologica e nel 2005 si è dotata di una moderna struttura produttiva gestita da Federica Ariano e Aldo Avello che ne curano l’aspetto tecnico-produttivo, insieme a Manuela Ariano e Omar Leonardi che ne seguono la commercializzazione e il marketing. L’azienda fa parte dei Vignaioli Indipendenti Fivi. Da provare il loro Sogno di Volpe – Nero di Troia Rosato e il Sogno di Volpe – Rosso.

Un moderno showroom accoglie gli ospiti da Sacco Vignaioli Apuli. Qui, dal 2015, Matteo e Alessandro Sacco portano avanti l’azienda avviata dal padre Vincenzo producendo vini che rispettano l’identità enologica del territorio. Dalla volontà di raccontare i loro vitigni coltivati con uve Nero di Troia, Falanghina, Malvasia e Bombino sono nate le etichette “Terra Mij”, “Aleis“, “Magis“ e “Unanotte“. Da provare il loro Nero di Troia nella sua elegante veste rosata: “Unanotte”.

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La Cantina D’Alfonso Del Sordo

La valorizzazione dei due più importanti vitigni “autoctoni” della Puglia settentrionale: il “Bombino bianco” ed il “Nero di Troia” è peculiare anche nella storica Cantina d’Alfonso Del Sordo, la cui tradizione vitivinicola risale al 1800, quando alcuni membri della famiglia, appassionati agricoltori, diedero inizio alla coltivazione della vite nelle tenute di famiglia nell’agro di San Severo. L’azienda oggi è guidata da Gianfelice D’Alfonso Del Sordo insieme alla moglie e con il supporto dell’enologo Cristiano Chiloiro. La particolare conformazione del territorio e la ventilazione costante donano ai loro vini, sia bianchi che rossi, un denominatore comune: la sapidità. Da provare il loro Casteldrione e il bianco Catapanus.

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La Cantina ipogea D’Araprì

San Severo, la città dei Sette Campanili, sorprende i visitatori non solo con i suoi palazzi settecenteschi ma anche con una fitta rete di corridoi sotterranei dove trovano casa cantine ipogee come Sette Campanili e la storica D’Araprì in cui si producono spumanti a metodo classico.

In particolare, entrando in via Zannotti, da D’Araprì, la cantina fondata da Girolamo D’Amico, Louis Rapini e Ulrico Priore, ci si accorge immediatamente che il tempo è un fattore essenziale per raggiungere la qualità. Basta percorrere il dedalo di sotterranei dove echeggia il suono delle bottiglie scosse sulle pupitres e gli archi a volta celano immense cataste di bottiglie delle varie annate.

Proprio il suono è l’elemento che ha contribuito alla nascita di questa cantina: i tre soci fondatori, appassionati musicisti, la crearono alla fine degli anni Settanta per sperimentare la spumantizzazione del vino proveniente dai loro vitigni di famiglia. Dalle prime bottiglie si è poi scritta una nuova storia: quella dello spumante a metodo classico pugliese oggi divenuto un prodotto d’eccellenza esportato in tutto il mondo. Consigliata la visita alla cantina ipogea, dove si tengono numerosi eventi e la degustazione.

Castelfiorentino e la leggenda di Federico Secondo di Svevia

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Castelfiorentino. Photo Sara di TripOrTrek

Visitare la Capitanata significa ripercorrere le ultime tracce dell’imperatore Federico Secondo di Svevia in Puglia. A pochi chilometri da Torremaggiore, immersa in un paesaggio selvaggio e dominato dai venti, c’è un’altura sopra la quale vi sono i resti dell’antica città di Florentinum, nota alle cronache per essere divenuta il luogo dove si avverò la profezia di morte dell’imperatore detto anche Puer Apuliae.

I recenti scavi archeologici, 1982-1992, hanno evidenziato elementi che fanno pensare a Fiorentino come una vera e propria cittadella con una cattedrale, una zona urbana e, nella parte ovest, il “Palatium” dell’Imperatore. Fiorentino fu baluardo dei Bizantini nell’XI secolo, contea Normanna nell’XII, nel XIII secolo, con gli Svevi, entrò a far parte del demanio, mentre gli Angioini la diedero in feudo.

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Castelfiorentino. Photo Sara di TripOrTrek

La profezia

All’inizio di dicembre del 1250, Federico II durante una battuta di caccia nelle campagne della Capitanata, fu colto da un malore. Le sue gravi condizioni non gli permisero di rientrare nella reggia di Foggia e si decise di ricoverarlo a Castel Fiorentino, la più vicina residenza imperiale. In uno dei rari momenti di lucidità, l’imperatore apprese di trovarsi nella sua Domus di Fiorentino e che il suo letto era stato collocato contro una porta murata da cui, tempo addietro, si accedeva ad una delle torri del castello.

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Castelfiorentino. Photo Sara di TripOrTrek

Gli fu detto che i battenti della porta erano in ferro. Nell’apprendere questo particolare, Federico ricordò la profezia dell’astrologo di corte Michele Scoto: “…morirete vicino la porta di ferro, in un luogo il cui nome sarà formato dalla parola fiore…”. Federico II si tenne sempre lontano da Firenze, poiché la sibilla gli predisse che sarebbe morto “Apud portam ferream, ne lo loco che abet lo nome de flore”, (cioè presso la porta di ferro di quel luogo che ha il nome di “fiore”), ma ironia della sorte il “Puer Apuliae” non morì in Toscana ma proprio lì, nella sua amatissima Puglia, a Castel Fiorentino il 13 Dicembre 1250. Aveva solo 56 anni.

Il valore simbolico di questo sito archeologico è dato dal fatto che forse proprio qui Federico Secondo di Svevia dettò il suo testamento universale, in cui salvaguardò gli antichi demani del Regno di Sicilia. Passeggiando tra le sue rovine, infatti, si avverte un’aura di sacralità e la memoria storica del grande sovrano è tutt’ora molto viva a Torremaggiore dove si tengono convegni, eventi e manifestazioni a lui dedicate.

Il Lago di Lesina e i fenicotteri rosa

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Il Lago di Lesina. Photo Sara di TripOrTrek

Il modo ideale per concludere un viaggio nella Capitanata è arrivare al Lago di Lesina e al mare. Il consiglio è di visitare questo specchio di acqua salmastra a bordo dell’imbarcazione di Lagobus in compagnia di “zio Lello”. Guida esperta e appassionata che vi farà scoprire biodiversità, storia e leggende della zona, oltre a farvi ascoltare il “respiro del lago”.

Situato a metà strada tra il Tavoliere delle Puglie e il Promontorio del Gargano, il lago di Lesina è lungo circa 22 km e largo 2,4 km. Misure che lo rendono il secondo lago più vasto di tutta l’Italia meridionale. Le sue acque non sono particolarmente salate, la profondità non supera i due metri ed è collegato al mare Adriatico da due canali: l’Acquarotta e lo Schiapparo.

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Veduta di Lesina. Photo Sara di TripOrTrek

È il luogo ideale per gli appassionati di birdwatching che qui possono ammirare i bellissimi fenicotteri rosa e per chi pratica kitesurfing e pescaturismo. Inoltre, è famoso per gli allevamenti di anguille, prodotto gastronomico tipico del territorio, e perché ospita la Riserva Naturale di Lesina, un’area protetta istituita nel 1981.

Il lago può essere vissuto in tutte le stagioni ed è stato emozionante esplorarlo in inverno godendo dei silenzi e della vista, in lontananza, delle cime innevate de La Maiella. Grazie a Lello di Lagobus inoltre è possibile fare trekking nella macchia mediterranea del Bosco Isola di Lesina fra piante di capperi, mirto e rosmarino. La passeggiata è ideale per gli sportivi che saranno appagati dal panorama che si gode arrivando in riva mare, dove l’orizzonte si apre alla vista e i profili delle isole Tremiti fanno sognare ad occhi aperti nuove avventure in questo angolo di Puglia.

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Il mare in inverno e il panorama sulle isole Tremiti. Photo Sara di TripOrTrek


Reportage realizzato in collaborazione con Daunia Press Tour nell’ambito di Radici, Peranzana e Vini”, organizzato dal Comune di Torremaggiore e finanziato dalla Regione Puglia nell’ambito del Programma Operativo Regionale FESR-FSE 2014-2020 “Attrattori culturali, naturali e turismo” Asse VI – Tutela dell’ambiente e promozione delle risorse naturali e culturali – Azione 6.8 Interventi per il riposizionamento competitivo delle destinazioni turistiche.

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