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Il Royal Ontario Museum e la tempesta di ghiaccio

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Una frase di Confucio recita “È nel momento più freddo dell’anno che il pino e il cipresso, ultimi a perdere le foglie, rivelano la loro tenacia”.
Un po’ come quel pino e quel cipresso, a Toronto la mia tenacia l’ho tirata fuori in varie occasioni, ma mai come quella volta in cui sono voluta andare al Royal Ontario Museum nell’unico weekend in cui tutta la città era bloccata a causa di una tempesta di ghiaccio.

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Ero arrivata a Toronto da una settimana e avevo deciso di sfruttare ogni minuto libero per scoprire la metropoli. I miei piani gloriosi, però, non avevano fatto i conti con il clima nordico e mutevole del Canada che mi aveva già messa alla prova con nevicate improvvise, preannunciate da un vento gelido, e un sole capriccioso che usciva quando meno te lo aspettavi.
Nel mio primo sabato libero ero pronta a tutto tranne che ad affrontare una tempesta di ghiaccio. «Stato di allerta massima in città a causa dell’arrivo di una violenta “ice storm”. Si consiglia di non utilizzare la macchina e di restare chiusi in casa». Ammoniva in televisione la signora del meteo fasciata in un cappotto blu cobalto mentre alle sue spalle scorrevano scene da “Apocalypse Now” con supermercati presi d’assalto e spargisale in azione lungo le super strade.
« Ma allora mi vuoi male!» ho pensato guardando il cielo carico di nuvole grigie e pronto a scaricare la sua furia sulla città. Avevo solo tre weekend liberi per conoscere quel meraviglioso paese e il meteo che fa? Fa piovere ghiaccio.
La tempesta, infatti, è arrivata puntuale con chicchi di pioggia gelata dapprima lievi e poi sempre più intensi che in breve tempo hanno ricoperto strade, marciapiedi e palazzi. Non avevo mai visto una cosa del genere in vita mia.

Passato il sabato ad osservare dalla finestra il mondo congelarsi, il giorno dopo mi sono armata di coraggio e, insieme ad altri tre amici pronti a tutto, ho deciso di trascorrere la domenica al Royal Ontario Museum, il museo di storia naturale della città.
« La stazione della metro si chiama Museum, non ti puoi sbagliare, ci vediamo là».
Invece mi sono persa.
La mia innata capacità di girovagare a caso, fidandomi solo del mio istinto, aveva colpito ancora. E così partendo dall’ostello, al posto di scendere alla fermata giusta della metro e prendere la linea gialla che arrivava direttamente all’ingresso del polo museale, sono rimasta sulla linea verde scendendo alla St. George Station.
Quando sono uscita in strada era come se mi fossi trovata al Polo Nord.
Aveva ricominciato a soffiare il vento e dal cielo scendevano chicchi gelati.
« Mi scusi, come posso arrivare al museo?» chiesi al bigliettaio ritornando di corsa in stazione al caldo.
« Da quì sono 20 minuti a piedi e il prossimo treno è in ritardo per via della tempesta».
« Bene Sara hai fatto il tuo solito casino, ora cerca di arrivare al museo».
Armata di tenacia e google maps sono uscita al freddo e al gelo.
A volte il tempo sembra non scorrere mai e in quell’occasione si era cristallizzato proprio come le mie mani e i miei piedi mentre tentavo di arrivare al Royal Ontario Museum.
Venti minuti e un principio di assideramento dopo, ho visto la salvezza nel “Crystal” la facciata di cristallo aggiunta nel 2007 al museo il cui ingresso principale si affaccia su Bloor Street. Sono arrivata per prima e una volta trovati anche gli amici, ho finalmente iniziato a godermi la mia “calda” domenica al museo.

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Il museo è composto da due sezioni principali: la Natural History Galleries (storia naturale) e la World cultures Gallery (dedicata alle civiltà del mondo).
(Biglietto d’ingresso 20 dollari. Museo aperto ogni giorno dalle 10 alle 17.30).
Ho iniziato la visita nelle sale che raccoglievano l’arte asiatica per concluderla in quelle dedicate alle scienze naturali. In un pomeriggio ho visto antichi templi cinesi, mummie egizie, resti romani. Ho visitato un bosco canadese, con tanto di animali plastinati al suo interno, e scoperto la cultura delle antiche tribù indigene il cui simbolo erano due enormi totem scolpiti in legno di cedro.
E’ stata una di quelle occasioni in cui ho ammirato il “mondo in una stanza”.
Uno di quei momenti in cui con gli amici fai follie come entrare in un laboratorio d’arte per mangiare gratis al buffet con il consenso di un’anziana signora canadese che ci ha fatto da palo affinchè non ci scoprirsse la docente del corso.
È stata una giornata di cultura e spensieratezza in cui, con tenacia, ho sfidato il freddo dell’inverno per vivere una bella avventura. 

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